Il mio fine occhio sul mondo

13/06/2008
Lessico famigliare

Qualche anno fa F. ha iniziato su mio suggerimento il libro di una giovanissima scrittrice italiana. Io gli consiglio molti libri senza leggerli, solo conoscendo i suoi gusti e confrontandoli con le recensioni, di cui sono un consumatore abituale (lui invece le evita, se può). Entro poco tempo, dalla velocità con cui il segnalibro si muove nelle pagine, capisco se gli sta piacendo. Notandolo da un po' fermo alle prime cinquanta pagine, lo avevo interrogato. "Non c'è la storia gay?" (siamo perseguitati da recensioni e persino quarte di copertina che promettono e non mantengono). "Sì - aveva risposto - ma è proprio scritto coi piedi". Aprendolo all'ultima pagina letta mi aveva fatto notare, insieme ad altre, l'espressione "obelisco di passione", riferita proprio alla parte anatomica cui state pensando. Ne avevamo riso e da allora ogni frase involontariamente comica o semplicemente brutta trovata in un libro è diventata un obelisco di passione.
- Com'è quest'altro?
- Insomma, ho già trovato un paio di obelischi di passione ma si lascia leggere...
O ancora:
- Che cos'è quella faccia? era consigliato su Pride!
- Sì, ma è pieno zeppo di obelischi.

Postato da: finOcchio | link | commenti (14) |

12/05/2008
Maschi in piscina # 12

Due cose certe su di lui, che dovrebbero tra l'altro dissuadermi dall'includerlo in questa galleria: guarda le ragazze; ed è minorenne. "Avrà almeno diciassette anni!", tento a volte di controbattere a me stesso. Ma all'uscita della piscina, durante tutte le domeniche invernali, lo aspettava la mamma (in questi giorni torna a casa in bicicletta, non abita molto distante) e ciò fissa il limite superiore della sua età a 15 massimo 16 anni. Del resto fossi in lei farei lo stesso, m'inquieterebbe lasciare andare in giro da solo quella bellezza conturbante e così particolare. Gli occhi piccoli piegati malinconicamente all'ingiù, la bocca ampia e sensuale, il naso diritto, la mascella forte su un collo elegante, e poi tutto un fisico vigoroso e morbido, tracciato con un segno di matita sottile e deciso. L'idea che siamo tutti la saldatura di due metà corpi deve essere venuta ai greci osservando un giovane così: la linea definita che spartisce i pettorali e si incava nel ventre, con nettezza, per poi agganciare il filo della prima peluria e sparire dove nemmeno sotto la doccia è possibile seguirlo (è pudico). Osservando poi la sua bracciata a farfalla, diligente, da bravo allievo di scuola nuoto, si segue con facilità la commessura delle natiche collegata al morbido solco fra i fianchi, e poi a quello che si chiama appunto filo della schiena, il quale sfuma nel ricciolo di un taglio molto giudizioso dei capelli corti.

Guarda le ragazze ma anche i ragazzi, da quella particolare posizione svagata che assumono gli adolescenti ancora del tutto inconsapevoli di sé, quasi abituato a sentirsi invisibile. Gli si dicesse quanto è bello lo prenderebbe come un abbraccio troppo affettuoso di una parente indiscreta. Non si accorge, ne sono certo, delle occhiate che le sue compagne gli rivolgono, per non parlare delle mie. Mi saluta, con un trasporto che mi fa vergognare. Sono il signore da cui ha avuto in prestito una entrata la volta in cui si era dimenticato a casa la tessera; presente negli stessi orari; che lo osserva infine - l'ha capito - ma non riesce a spiegarsi perché. E' attraente, in lui, proprio questa opacità: innocenza appena intorbidita dalla maturazione fisica, dal vigore della sessualità che si manifesta, in forma ancora ottusa, in un corpo la cui esemplare perfezione è compiuta e ornata da queste ultime ore senza colpa.

Postato da: finOcchio | link | commenti (25) |
maschi in piscina

17/04/2008
Cover boy

Viene proprio voglia di dare una mano a questo film da poco uscito nelle sale dopo due anni di vita clandestina. In rete, soprattutto nel pregevole cinemagay.it troverete tutto su questo film. Nel suo sito ufficiale, anche un trailer che mostra fra le altre alcune inquadrature, per me, cruciali. Michele, un precario già quarantenne, guarda il suo giovane ospite rumeno, Ioan, mentre dorme. Uno sguardo nel quale riconosciamo chiaramente l'attrazione erotica, ma pure la lealtà, il nido d'amicizia in cui è nato. Ho sentito molto vicino questo piccolo coraggioso film costato non ho capito bene se 350 o 500 mila euro (cioè, in ogni caso, niente). Mostra l'omosessualità senza far vedere nessun omosessuale, isolando l'omoerotismo come un elemento universale, a tutti accessibile. Non mi era chiaro prima che, forse, anche io sto cercando qualcosa di simile.

C'è molto Pasolini in Cover boy, ovvio. L'italiano ruvido ed elementare di Ioan, il suo accento che qui a Brescia, prima provincia in Italia per numero di stranieri, è molto facile sentire, identico, fanno ai nostri orecchi la stessa impressione esotica e sensuale che il romanesco delle borgate dovette fare al giovane uomo friulano esule dal suo paese di primule e temporali. Come esiliato è Ioan, e Michele: straniero in patria. La fiduciosa ingenuità con cui nel film diventano amici non va valutata sul piano della verosimiglianza, ma della resa poetica. Nella mano di Ioan sulla spalla di Michele mentre siede dietro a lui sulla vespa, per esempio, che intenerisce da sola più di tutti i lucchetti di Ponte Milvio.

Postato da: finOcchio | link | commenti (12) |

26/03/2008
Quaderno di schizzi

C'è qualcosa che non va. Quando sono distante dalla tastiera, in piscina, sul treno, addirittura per strada scrivo nella mia testa post bellissimi e sentiti. Ci sono giorni in cui, su ogni faccino appena interessante, scrivo interi romanzi. Poi, seduto alla scrivania, non me ne ricordo nemmeno l'indice. Ma come? Cerco di riportare alla mente l'aria furba e compresa dello studente che ho appena lasciato sul treno da Milano, con un ultraportatile sul quale avrei pure voluto chiedergli delle informazioni, ma mi sono trattenuto perché sul momento non riuscivo a valutare quanto palesemente sembrasse una scusa (mi interessa l'Asus, ma fino ad allora non avevo guardato proprio il portatile). Niente: andato; i suoi tratti sfumano indistinti e rimane solo il ricordo di quanto mi erano piaciuti. Come servire in tavola l'odore dell'arrosto.

Forse sono un pittore da plen air? Ho comperato negli anni un numero esorbitante di taccuini e quadernetti, portandoli tra l'altro sempre con me. Anche adesso nella tasca interna della giacca c'è un moleskine ricevuto in regalo. Mai che sia riuscito a scriverci una riga se non completamente solo, e a casa mia per lo più. E' chiaro che l'ultraportatile farebbe la stessa, stessissima fine. Come la digitale. Praticamente ovunque mi trovi, i miei occhi fanno decine di scatti degni del National Gaygraphic. Ma da quando uno di questi apparecchietti è arrivato a portata delle mie tasche (e della mia pigrizia) ho dovuto ammettere che non avevo nemmeno  il coraggio di tirarlo fuori. Guardo con ammirazione gli album di Funfotoguy o di Cadavrexquis. La directory fotocamera del mio pc è ingombra di mediocri paesaggi.

Postato da: finOcchio | link | commenti (17) |

12/03/2008
Terapia riparativa

Da oggi i commenti sono moderati. Questo per la presenza sgradita di un signore che, con un impegno degno davvero di miglior causa, ha dedicato un sito alla diffusione dello slogan "non si nasce gay". Non lo riconosco come interlocutore: lui e il suo sito sono, a mio parere, del tutto in malafede, perciò vi invito a non linkarlo, a non commentarlo, a non parlarne nei vostri blog, perché invece è quello che vuole. A mia volta mi guardo bene dal dirigervi sul suo blog. Se non sapete di chi parlo, meglio. Sono convinto che il suo scopo non dichiarato, anzi più o meno occulto, sia attirare ragazzi gay confusi per indirizzarli alle cosiddette terapie riparative. Non sarà da qui che gli arriveranno visite.

Postato da: finOcchio | link | commenti (15) |

03/03/2008
Notte salva

Il ragazzo fra le mie braccia ha poco più della metà dei miei anni. Ricordo con precisione l'inizio d'estate in cui è nato. In quei giorni, mentre lui era un batuffolo tenero che veniva voglia di baciare dappertutto (sicuro: succede anche adesso), io sono diventato me stesso. Più precisamente ne ho preso atto, e soprattutto ho capito che per sopravvivere avrei dovuto cambiare colonna di bilancio in cui iscrivevo l'omosessualità: non più quella delle perdite ma piuttosto dei ricavi.

Ora lui però piange. Il pianto di un ragazzo di vent'anni è uno scandalo, un'accusa infamante, un ottimo motivo per radere al suolo la società e le istituzioni che non sono riuscite a evitarlo (non è roba mia, mi pare di averlo letto in un racconto di Forster). La sua angoscia si versa in me con le lacrime. Ho la sciocca illusione che questa condivisione possa alleggerirlo. Come se cambiasse qualcosa. Le braccia di un amico possono servire ma si è sempre soli nel buio. Vorrei i superpoteri per dissipare le oscurità che lo fanno singhiozzare, mostrargli quello che io ho capito con altrettanti pianti, e notti con le coperte arrotolate. Succedono delle cose, e trovi la forza per restare calmo nel buio. E' così.

Questo ragazzo adorabile, dolce, pieno di attenzione e intelligenza prenderà in mano la sua vita. Purtroppo qui, ora, lo so soltanto io e nell'empatia mi lascio quasi sopraffare dalla sua sfiducia, e di nuovo sovrastare da quelle notti, non le ho dimenticate, massacri di pensieri durante i quali nulla resta in piedi. Cercare di fargli capire che passerà, adesso, sarebbe quasi un tradimento dell'intensità e della lucidità con cui va alla deriva. Perciò mi lascio portare al largo, come lui. Dormiamo a tratti, sussultiamo un po' uno un po' l'altro. Durante brevi ottusi risvegli cerco di abbracciarlo più forte, vorrei che servisse a traghettarci subito nella notte che non fa più paura.

Postato da: finOcchio | link | commenti (20) |

05/02/2008
Le vite degli altri

Sono guardone, ma con qualche contraddittorio pudore, e senza orgoglio né consapevolezza di classe. Ho persino impiegato un po' di tempo per prendere atto che Internet è veramente il paradiso dei ficcanaso nelle intimità altrui. Il primo segnale è stato l'incontro con un sito che - senza commenti - raccoglieva in un'unica pagina foto dimenticate dai loro autori e dai fotografati su directory accessibili a chiunque, o comunque pubblicate in modo per lo meno sventato. Lo scopo era derisorio, perché venivano scelte le più ridicole e improbabili. Le guardavo scendere lentamente (si navigava a 33k) ipnotizzato non tanto dallo spettacolo della stupidità umana, come proposto da chi lo aveva allestito, ma dalle gocce di realtà che schizzavano verso di me: fotografie di adolescenti in gita fatte all'amico seduto sul WC, senza il consenso dell'interessato, serate etiliche rese con precisione verista, filamenti di bava mattutina, luci sempre sbagliate e migliaia di pupille rosse. Me ne sono distaccato per igiene mentale, e adesso non mi piacerebbe scoprire da un vostro commento che il sito è evoluto in portale del cattivo gusto, con una comunità di cacciatori che lo riforniscono. Ma potrebbe essere, il materiale certo abbonda.

Un altro ricordo di queste mie prime prede di guardone elettrico è un sito, che invece mi piacerebbe ritrovare, in cui si raccoglievano link a particolari album di famiglia. Non ricordo se è effettivamente una pratica diffusa negli States, ma insomma ci sono persone e famiglie che fanno tutti gli anni, lo stesso giorno, una foto, accostandola poi a quella dell'anno precedente. La successione regolare delle immagini è di una eloquenza quasi difficile da tollerare su quella persona e su quelle famiglie.

Anche certi blog e account di flickr lo sono. Ciò che mi affascina e allo stesso tempo mi inorridisce è proprio la quantità di informazioni comunicate su di sé. Provo ammirazione per questa assenza di scrupoli, ma mi domando se si rendono conto di esporsi fino a quel punto. In un blog letterario collettivo, per esempio, trovo una sequenza di foto dei partecipanti. Viste da sole non le avrei notate, messe una vicina all'altra disegnano una curva perfettamente nota. Mi pare di avere partecipato alle loro serate fumose, futili e pretenziose, di essermi appartato con la ragazza sveglia e malinconica che le sue critiche ai compagni le tiene per sé, di aver trovato belloccio e insopportabile il moretto dell'ultimo riquadro. In un set di flickr che non viene aggiornato da tempo sfoglio una cinquantina di foto di due ragazzi bolognesi che permettono di radiografare la loro storia d'amore: le esitazioni di uno, l'aria del more loving indelebile sull'altro, le difficoltà dopo qualche mese, la comparsa di un altro ragazzo alla fine. Nello spazio di un giovane che abita nella provincia qui accanto, che ho iniziato a seguire perché pensavo fosse gay (e invece no), trovo insieme i suoi testi letterari, i disegni, l'elenco dettagliato e trasparente dei suoi interessi, persino i video del suo soggiorno, nei quali canta canzoni al pianoforte e altri in cui recita mostrando pure la sua tenera pancetta di ventenne molto creativo ma un po' pigro. Un'abbondanza davvero indiscreta: non serve uno specialista per profilarlo molto oltre, immagino, i suoi desideri di visibilità.

Infatti ho la sensazione di avere spiato la vita di queste persone, anche se l'hanno messa volontariamente in linea. Non credo avessero messo in conto attenzioni troppo insistenti, e tutte le possibili deduzioni: se le immaginassero toglierebbero subito tutto. Anche io cancellerei finOcchio se qualcuno mi dimostrasse di aver capito qualcosa che non avevo affatto previsto venisse alla luce.

Postato da: finOcchio | link | commenti (14) |

13/01/2008
My brother my killer

I miei ascolti musicali hanno sempre un tratto compulsivo. Se qualcosa mi piace, e non succede molto spesso, per un certo periodo prendo a riascoltarlo di continuo, in tutte le circostanze, smettendo poi di colpo senza vero motivo. Non succede solo con le cose nuove. Anche singoli pezzi o cd che conoscevo bene ma non sentivo da anni possono d'improvviso sembrarmi necessari al punto di doverli trasferire sul lettore mp3 per averli a disposizione anche sul treno o in bicicletta. Trovo sfumature che non ricordavo di avere colto prima, mi dico che quella è la canzone/il disco migliore dell'universo. Io che raramente ascolto qualcosa senza fare altro, leggere, scrivere, aspetto l'ennesimo riattacco del brano con devota concentrazione.

L'ultimo oggetto di queste fissazioni intermittenti è la più bella canzone che esista: Famous blue raincoat di Leonard Cohen. L'occasione è stata l'ascolto di La famosa volpe azzurra, la traduzione che De André ne ha fatto per Ornella Vanoni, che ha pure un suo valore ma - mi sembra - pasticcia un po' la situazione. Ho perso in qualche prestito la mia copia di Songs of Love and Hate ma non è stato difficile recuperare il pezzo da un best of. Il testo, effettivamente, non lo avevo mai analizzato come mi ha spinto a fare la versione italiana. Mi era venuto il dubbio che ci fosse un risvolto gay. Non c'è. Pazienza.

Quella manciata di versi è esattamente quello che mi piacerebbe saper fare con le parole: alludere discretamente a una storia di cui non si racconta poi niente, di fatto, ma si lascia intuire tutto attraverso le sfumature; un equilibrio miracoloso e convincente di rapporti evocato dalla sensazione di una ferita chiusa dal tempo, e comunque pronta a sanguinare cincischiandola appena poco più di quanto si faccia nel testo. Ascoltando cose simili ci si convince dell'opportunità di lasciar fare ad altri la letteratura.

Postato da: finOcchio | link | commenti (18) |

23/12/2007
Occhiate d'altri #6

"Le nostra legislazione tollera senza problemi né scandali che una coppia eterosessuale si sposi, divorzi e si risposi più volte, tollera che ogni donna o uomo possa costituire un "n-numero" di unioni matrimoniali, ciascuna con figli e dare vita a famiglie allargate con intrecci multipli, ritiene pienamente lecito che ciascun coniuge abbia amanti ad libitum senza che questo sia motivo di colpa nelle cause di divorzio, ritiene pienamente legittimo che figli nati dalle nozze di un coniuge con la prima moglie convolino a giuste nozze con figli di primo letto di una seconda moglie e quindi che tutte queste famiglie formino una tribù aperta o una famiglia super allargata. Ma, se due gay, o due lesbiche che vivono insieme condividendo amore, affetto, gioie, dolori, cure, progetti chiedono una forma di unione pubblicamente sancita allora ecco che i custodi della morale strillano al vulnus contro la sacra famiglia. Ci sarebbe da ridere se questo démi-pensée camuffato da morale cristiana non ferisse nell'intimo centinaia di migliaia di persone".

Moni Ovadia, Il lupo e l'agnello di chi va indietro L'Unità, sabato 22 dicembre.

Postato da: finOcchio | link | commenti (9) |
occhiate di altri

13/12/2007
Francesco

Avevo già scritto una cosa su di lui pronta da mandare, come avevo promesso. Se ne stava lì per il solito periodo di decantazione, al termine del quale cancello qualche aggettivo, tolgo una virgola, la rimetto, cose così. Ma poi abbiamo cominciato a rivolgerci la parola e adesso lo sguardo che gli avevo posato addosso mi sembra molto indiscreto. Non riesco neanche più a studiarmelo come facevo prima, sotto la doccia o mentre ci rivestiamo.

Ha ventitré anni, è un atleta vero, gioca a basket (a nuotare ci viene per scherzo), ma non è più alto di 1.75: sottocanestro quelle sue gambe storte e vigorose devono fargli fare dei bei salti. Infatti con la tavoletta, che gli ho consigliato io per migliorare il movimento dei piedi, fila che è una meraviglia.

E' buono Francesco, un po' ingenuo. Ma non è affatto stupido, e anzi temo deformerà presto la sua bella espressione aperta con una smorfia di furbizia. Cioè, potrebbe metter su un'aria risaputa per far intendere che non si fa mettere sotto. Se ne vedono tracce già, ma sarebbe un peccato. Adesso ascolta con vero interesse, gli fa piacere che tu abbia notato come va spedito nonostante gli sbagli nel coordinarsi, fischietta, si calca bene il berretto prima di uscire. Compie ogni gesto restando per una frazione di secondo in attesa di un eventuale rimprovero, che ovviamente non viene, procurandogli un altrettanto brevissimo sollievo, nemmeno lui sa bene da cosa.

Francesco risplende della sua infanzia, ormai lontana, come di una luce che ammorbidisce ogni dettaglio. Nonostante dieci anni di gare e allenamenti, il suo ventre si rifiuta di modellarsi a tartaruga. Sotto ai pettorali definiti porta una delicata pancetta, appena sporgente, e la sua muscolatura forte sembra ricoperta di uno strato tenero, compatto e bianco, profumato. La vivacità delle sue occhiate, la premura nel chiederti come mai venerdì scorso non c'eri; e poi le sue cosce robuste, il tatuaggio da calciatore, il cazzo che cade perfettamente a piombo, insomma, la concentrazione di possibili sviluppi futuri in lui mi sembra di una qualità rara. Che peccato potersene occupare solo durante la piscina, una volta la settimana; due quando sono molto fortunato.

Postato da: finOcchio | link | commenti (10) |
maschi in piscina

26/11/2007
Un chant d'amour

Lucien SenemaudNon sto aprendo anche io una rubrica di segnalazioni di cose interessanti in rete, non preoccupatevi, ma la sorpresa di aver trovato visibile e scaricabile questo classicissimo del cinema gay è tanto forte da indurmi a condividerla subito. Ne avevo letto molte volte, avevo visto anche in Poison di Todd Haynes la sua rivisitazione acida e (ora posso riconoscerlo) molto fedele nello spirito. Ma era come leggere I tre piccoli lupi e il maiale cattivo, il libro per bambini illustrato splendidamente da Helen Oxenbury, senza aver mai sentito la storia originale.

E' sconcertante la libertà con la quale è stato girato, nel 1950! Per esempio la scena del prigioniero africano che balla con l'uccello di fuori e in erezione, e l'erotismo di ogni dettaglio. Però, poco coinvolto dall'atmosfera cupa e violenta tipica di Genet, che non amo, sono ovviamente stato più colpito dal musetto dolce di Lucien Senemaud, che in teoria dovrebbe pure lui fare la parte del duro. Inoltre ho preso un paio di still del secondino mentre fa il guardone spiando dentro le celle per un eventuale futuro aggiornamento grafico del blog, chissà.

Postato da: finOcchio | link | commenti (14) |

12/11/2007
Ma non facciamo proprio niente io e te?

Allargo le braccia sconsolato di fronte alla sua dichiarazione, non so quanto sinceramente delusa. Non ho nemmeno i dieci euro che mi ha chiesto, del resto mi capita spesso di uscire senza soldi, per distrazione. E' una marchetta di venticinque anni, il fisico non è più perfetto, ma lo sguardo e i movimenti mi attizzano parecchio. L'ho visto varie volte e altrettante mi si è offerto. Non era ancora arrivato ad accontentarsi di un quinto della cifra standard, ma effettivamente non ci si era mai trovati al termine di un pomeriggio che minacciava pioggia imminente, con una gran fretta intorno di risalire sulle proprie automobili. "Non mangio da ieri", mi dice ridacchiando, come per scherzo. "Il tipo appena passato sembrava molto interessato", gli dico. "Ma non sono interessato io". "Perché, tu li scegli i clienti?", domando. "Certo!". "Ecco perché non mangi...".

Mima un pugno sulla mia guancia, con un sorriso malandrino, gli occhi ridotti a fessure buie, l'espressione indocile e insieme ruffiana. Ha le labbra piene, il naso forte e tuttavia elegante, la mascella squadrata; una bellezza irregolare ma indiscutibile. Non lo inseguono solo quelli già informati: vuole soldi. Li chiede con simpatica franchezza, senza cerimonie. Dico a me stesso, con scarsa sincerità, di essere più interessato a chiacchierare con lui. E' del tutto vero invece che se avessi 10 euro glieli allungherei senza nulla in cambio. Me lo porterei anche a casa per farlo mangiare, ma allora finirebbe inevitabilmente a letto, e diventerebbe proprio quella prestazione professionale che non sono pronto a sapere di poter accettare, o addirittura desiderare. Probabilmente gioca spesso la carta del con te lo farei anche gratis. Ma considero un omaggio alla mia intelligenza, e un chiaro esempio della sua, il fatto che queste parole non le abbia pronunciate.

Postato da: finOcchio | link | commenti (17) |

18/10/2007
Omo sacer

In una pagina del suo Diario, Etty Hillesum commenta l'ennesimo provvedimento antiebraico dicendo a se stessa qualcosa come "va bene, vogliono annientarci, ne prendo atto definitivamente e non darò più fastidio" (non ho qui il libro). Si avverte persino una forma di paradossale sollievo in questo atroce congedo dalla timida speranza che i nazisti si sarebbero accontentati di segregare e discriminare. Io, a proposito di Chiesa cattolica e gay, non ci ero ancora arrivato a questo punto. Cioè, pensavo di sì, ma quando ieri sera ho letto della visita programmata dal vescovo Agostinelli all'Arcigay di Grosseto mi sono commosso. Sarà stata la stanchezza, o il fatto che i ragazzi di quella città mi provocano sempre un certo languore motivato dal cumulo di vacanze fatte lì vicino. Terminato l'articolo ho farfugliato, scoprendomi la voce roca, "magari basta parlarsi", piano, temendo che F. mi facesse a fettine, esattamente come avrei fatto io se ad emozionarsi fosse stato lui. Dopo tanti anni, le idee e i sentimenti transitano dall'uno all'altro, e facciamo fatica a ricordare chi ha sostenuto o provato una certa cosa.

Poi oggi i quotidiani hanno ristabilito al giusto posto il mio sdilinquimento: Agostinelli non ci andrà all'Arcigay. Sarebbe una forma di riconoscimento, come per lo stato trattare con le Brigate Rosse (è il post degli accostamenti arditi, ma succede così quando non me li cucino per mesi). La Chiesa può incontrarci solo singolarmente come peccatori, non cittadini che si associano a difesa dei propri diritti ma nuda vita senza qualificazioni, "vita insacrificabile e uccidibile" come l'homo sacer, la figura del diritto romano nella quale il filosofo Giorgio Agamben ha esemplificato la relazione originale che ogni forma di sovranità cerca di stabilire con gli uomini per sottometterli. Stangl, il boia di Treblinka, che poteva passare la giornata a sorvegliare le file verso le camere a gas, non sopportava invece di assistere al momento in cui i deportati si denudavano. L'implicita richiesta della Chiesa di poterci incontrare solo se rinunciamo a ciò che invece ci definisce come cittadini, mi ricorda questa sera, sulle ceneri ancora calde delle speranze che nemmeno credevo di avere, la spoliazione di ogni residuo di umanità prima dello sterminio nei campi. Esagero di sicuro, sono sempre un po' troppo sentimentale alla sera.

Postato da: finOcchio | link | commenti (16) |

29/09/2007
Il paese in cui si impiccano i bambini

Immagine dei due giovani gay impiccati a Mashad, IranNessuna scheggia di cronaca internazionale mi ha mai ferito e insieme fatto incazzare come l'impiccagione dei due giovani omosessuali iraniani nel luglio del 2005. Le loro camicie bianche, le guance ancora senza barba che spuntavano dalle bendature; quei ragazzi di cui mi sembrava di sentire l'odore di sapone venivano ammazzati proprio per ciò che avevamo in comune, mentre me ne stavo "dal lato giusto del televisore". In questa intervista, che ho letto grazie alla segnalazione di Cadavrexquis, viene chiesto a due giovani di 24 e 25 anni quali sono i problemi per un gay iraniano. "Il governo islamico non ci accetta e veniamo impiccati e lapidati. Al confronto gli altri problemi sono minori".

Banner dell'AppelloC'è la Birmania adesso che apre i telegiornali, tutta la mia solidarietà, ma in Iran continuiamo a essere terrorizzati e uccisi. L'Arcigay, con il responsabile dei diritti umani Luca Trentini, ha fatto partire una mobilitazione e sono contento di avere partecipato da Brescia, con il webmaster del Tralaltro di Padova, a realizzare il sito dell'Appello per la libertà in Iran. Aderite anche voi.

Postato da: finOcchio | link | commenti (24) |

15/09/2007
Meccanica della fregatura

"Ci sarebbe questo ragazzo disposto a venire a trovarci. Subito" mi dice F. mentre sono quasi già addormentato sul divano. Dalla chat non sono mai riuscito a cavare molto, io, diversamente da amici e parenti che ci si sono fidanzati o comunque hanno fatto ottimi incontri. Anche F., nonostante vi si dedichi, la considera cosa poco seria, appena un gioco di rispecchiamenti. Sullo schermo, però, adesso, mi mostra due foto di un tipo rasato, magro e muscolosetto, lo sguardo malinconico. "Ma figurati!" obbietto calcolando l'età dichiarata dal nick: 26 anni, "sarà un sessantenne che spedisce foto non sue". F. scuote la testa. "E' un po' che parliamo. Il problema è un altro". Sarà una marchetta, dice la mia espressione, che F. non ha nessuna difficoltà a decifrare.

No. Il problema è che vuole essere trattato male, "come una puttana". Gli piace l'idea di finire in casa di due sconosciuti che ne facciano un oggetto di piacere e umiliazione. Pur sapendo che non potremo mai dargli quello che cerca, F. va all'appuntamento fissato all'angolo del giardino poco lontano da qui. Ho molti dubbi che lo vedrò tornare in compagnia, ma dopo una ventina di minuti rientra con lo splendido ragazzo delle fotografie, anzi, molto più bello. Fa il meccanico, e le sue unghie lo confermano; ha scritto di essere fidanzato da cinque anni, di fronte a noi tiene lo sguardo abbassato, già immerso nella sua fantasia di sottomissione. Io e F. siamo molto imbarazzati e poco direttivi. Comunque si spoglia in camera da letto. Ha un fisico definito e nervoso, la tartaruga come rifinita da uno scultore frocio. Purtroppo Carlo, così si chiama, fa anche molta tenerezza.

Credo non abbiamo mai dato a nessuno degli uomini che ci è capitato di incontrare insieme, ma nemmeno a quelli che abbiamo conosciuto singolarmente, una delusione più completa e definitiva. Le condizioni imposte ancora in chat prevedevano che avremmo dovuto ignorare il suo cazzo. Impossibile: è un capolavoro di grazia e sensualità, come l'intero Carlo. Lo si sarebbe dovuto costringere ad atti passivi, con brutalità... E' così dolce che non siamo riusciti a trattenere delle carezze e persino dei bacetti. Abbiamo fatto dei tentativi, esclusivamente verbali, consci della loro inadeguatezza. Tuttavia lui, perfettamente nella parte, non ha protestato, restando con gli occhi bassi, nella vana speranza di suscitare un sadismo che - al contrario - la sua docilità impediva. Lo abbiamo salutato consapevoli di avere approfittato oltre ogni decenza di lui, senza ripagarlo con alcuna delle delizie che, molto chiaramente e onestamente, ci aveva detto di cercare. Ogni tanto di questo furto parliamo con rammarico, e rinnovandogli nel pensiero le nostre scuse.

Postato da: finOcchio | link | commenti (19) |

08/09/2007
Giovani bancari? Parliamone

Sì, soprattutto del nuovo acquisto della filiale dove ho il conto: 21 anni, biondo chiaro anche nelle sopracciglia, con la mascella virile ma dolci occhi blu lavanda, incarnato pallido e sfumature di rossore, come fosse sempre appena uscito da un bagno caldo e strofinato forte da un asciugamano. E' anche piccolo, con le manine tozze e delicate; come la sua espressione compunta però molto, molto sensuale. Nei capelli, una di quelle creste fatte con il gel che a me ricordano regolarmente la banana di una mia fotografia quando avevo quattro anni. Mi commuove già lo sapete proprio la mescolanza della pienezza sessuale con qualche elemento che la contraddice. Lui forse ci gioca persino un po', con la sua camicia di una taglia ancora sotto la sua, che gli si tende in modo struggente sul torace allargato dalla palestra.

E' una mia impressione, o davvero, molto spesso, i giovani bancari offrono lo spettacolo di una giovinezza in equilibrio sul filo della maturità? Sarà la Banca a volerli così maschili e pure docili, la ginnastica d'obbiedienza nella quale - mi dicono - consiste la selezione per entrarvi? Forse sono semplicemente la giacca e la cravatta che vengono loro imposte a dispetto della tenera età. Perciò dietro agli sportelli e durante la pausa pranzo, nei ristoranti dove anche tu hai la convenzione, ti capita di notare questi ragazzotti travestiti da persone adulte, che appena possono scherzano come alle superiori. Ne ho sotto osservazione un altro, ancora più giovane. Questo è alto, magro, la muscolatura elastica ed elegante; bellino, di faccia, ma niente di straordinario: in capo a un paio d'anni potrebbe perdere ogni fascino. Lo incontro a mezzogiorno in piscina. Ha conservato l'espressione del bambino che si aspetta da un momento all'altro l'inizio di una avventura. Più che curioso, attende, senza essere più del tutto fiducioso. Infatti il suo sguardo ha una piega malinconica, o imbronciata. Trovo irresistibili i suoi slip bianchi, ancora scelti dalla mamma; l'aria di ripetersi spesso: non so se mi piace poi così tanto fare l'adulto.

Postato da: finOcchio | link | commenti (8) |

18/08/2007
Rondine senza primavera

Pubblicità YamamayC'era una bella notizia nel giornale di ieri. Non sulla prima pagina, neanche all'interno. Era sulla quarta di copertina del Venerdì di Repubblica. Una marca di mutande cercava di venderne un paio di improbabili facendole indossare a un ragazzo appena ventenne; muscolatura asciutta, definita ma esile, sul petto una spruzzata di peletti scuri esibita con l'esitazione di chi sta infrangendo un tabù. "Oh, ha detto F. uscendo dall'edicola, fino a una settimana fa questo qui lo avrebbero rasato prima ancora di accendere le luci dello studio". Che stia finendo la tirannìa del torace pelato e unto? Spero di sì. A me fa di solito l'effetto di una torta di tre piani, il cui scopo però, lo si capisce al primo sguardo, è solo fare scena. Il sapore di sicuro è sciapo. Perciò il ritorno dei peli dove li ha voluti la natura, e possono tra l'altro fare un bellissimo effetto decorativo, sarebbe una buona cosa, e giusta.

Ma può un modello campare oggidì senza avere per sempre sterminato i suoi bulbi piliferi? Non credo. Osservando in serata la réclame con una lente d'ingrandimento, F. formula l'ipotesi che sia intervenuto un bravo truccatore. Io gli ricordo le possibilità del fotoritocco (che comunque è venuto benissimo). Altri dubbi li suggerisce una lettura iconologica: la barbetta di due giorni e il petto un poco villoso potrebbero essere stati evocati solo per giocare al contrasto fra dolce e ruvido. Alle mutandine lilla e alle spalle strette del ragazzo sono contrapposte una tanica di benzina incongruamente brandita, colori da officina meccanica, una batteria di riflettori sparata sugli occhi dello spettatore. E i peli, appunto. Dove vada così conciato è domanda che i creativi ritengono inelegante porsi. Appena tornerò nei pressi di uno scanner farò in modo che possiate condividere con me le vostre impressioni, ma se intanto vi è capitato di avvistare altre rondini, mi raccomando, fatemelo sapere.

Postato da: finOcchio | link | commenti (22) |

05/08/2007
Primo ritratto su commissione

Angelo non ama scontentare nessuno, piuttosto si defìla, si toglie di torno. Certo vorrebbe piacere, come tutti, ma non gli va di fare niente per questo, tanto meno mettersi in mostra. Detesta chi si mette al centro dell'attenzione, ma non per invidia. Se mai, pensa, devono essere gli altri a portarti per mano sulla scena. Inoltre, quando succede, è giusto, sacrosanto negarsi. Restare nello sguardo di qualcuno senza arrossire crede sia una forma di maleducazione.

Quanto al suo aspetto fisico, si piace e non si piace. Vede bene che ha dei tratti regolari, lo sguardo vivo, intelligente, il sorriso ironico. E' alto, non cura il suo fisico ma è in ordine, forse solo risente un po' della pigrizia. Lo imbarazza molto pensarsi l'oggetto di un desiderio. Preferisce essere lui, di nascosto, a desiderare. Ecco, lì non si pone limiti, tanto tutto rimane ben chiuso dentro alla sua mente turbinante; e anche se talvolta, dal rumore che fa nel girare e girare, gli sembra impossibile non venire scoperto, questo non accade mai. Gli basta un'occhiata intorno e ritrova la certezza di venire sempre considerato il bravo ragazzo che si illude di non essere.

Postato da: finOcchio | link | commenti (9) |

14/07/2007
To be more into anthropology than ejaculation (Occhiate d'altri #5)

"So for me the sexual world divides into two. If you meet a guy in a public space and you look him in the eyes and you jerk off – okay, that’s one thing. Anonymity, no intimacy, very safe, very… It’s like some kind of hyper-choreographed masturbation, and that is perfect, ideal. And then the realm of kissing, hugging, touching the other’s body, anal sex – that’s something that is very hard to achieve because I think you have to do it with someone you feel very comfortable with. I know that many people achieve it with people they don’t feel comfortable with and I envy that – I’m being very honest. I’m not capable of achieving that. I don’t think there’s anything that peculiar about that. So it’s very important for me to keep them separate – the one thing is when you’re making love, and the other is like ‘Hi’ and ‘Bye’, which is fast and should be very detached, sublimated, rarified, and if possible without body fluids.
But would you say you have a very strong libido?
Yes, I love to look at men. I can go down to the lobby in this hotel and I look at every guy that’s sitting there. I love looking at guys and their behavior. I find gay clubs a bit boring because there’s nothing to discover. Maybe I’m from the old guard. It’s more exciting to take a stroll down Broadway than down Christopher Street. If you’re more into anthropology than ejaculation, you know… Does that make sense?"

Francesco Vezzoli intervistato su Butt, n. 19 (Spring 2007), p. 56.

Postato da: finOcchio | link | commenti (16) |
occhiate di altri

15/06/2007
Mi pare si chiami Andrea

Gli abituali della piscina ne hanno una grande considerazione: deve aver vinto una gara importante o raggiunto risultati almeno promettenti nel mondo agonistico. In effetti è molto veloce. Ha ormai passato i trent'anni e la gloria se c'è stata è dietro le spalle. E' bassetto, biondo cenere, l'espressione del viso sprezzante. Il suo fisico, nonostante l'assenza di qualsiasi pelo visibile, è - per i miei gusti - molto vicino alla perfezione. Perché, se mette in rilievo ogni singolo muscolo, lo fa senza eccessi e soprattutto conservando - per la sua bassa statura, le spalle tutto sommato strette, le proporzioni - una certa idea di fragilità. E' proprio questo che mi incanta nella compattezza delle sue natiche e nella definizione del ventre cesellato; l'impressione di un apparato rinvigorito più dalla forza di volontà che dalla potenza.

Mi impedisce di adorarlo senza riserve, la sua arietta supponente. E' vero che si va stemperando quanto più ci si allontana dalle sue prodezze. Venerdì scorso, ad Alberto che gli ricordava quello che aveva fatto a Torino (cosa?), ha alzato le spalle come a dire non pensiamoci più. In uno sport di pura forza come il nuoto, comunque, penso non sarebbe andato lontano.Tutti gli altri abituali, anche se non partecipo alle loro discussioni, non frequento gli stessi negozi sportivi e in diversi hanno capito quello che c'era da capire, mi salutano scambiando pure qualche battuta. Lui mi tiene alla larga fin dal primo giorno con sguardi ostili. E' sospetto, lo so, ma non ci sono spiragli in quella collezione di muscoletti. L'ultima possibilità ce l'hanno avuta certi suoi compagni di squadra dagli occhi azzurri e il profilo scolpito. Non si accontenterà mai di niente meno.

Postato da: finOcchio | link | commenti (15) |
maschi in piscina








Heracleum blog & web tools

 

Vi tengo d'Occhio

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Ci possiamo vedere qui

scrivetemi su Tiscali, lo user è 52790, spero vi basti così perché quest'indirizzo sta morendo soffocato di spam...

Strizzatine d'Occhio

Otto per mille sul sito UAAR

Diritti Ora!

Questo è un blog laico


Licenza
Creative Commons
Anche questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.